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Cani tutti uguali? Una favola che fa acqua. Riflettiamo su una lista di razze

 

di Oscar Grazioli

Due notizie dei giorni scorsi mi invitano a riaprire la riflessione sull’opportunità o meno di avere una lista delle razze di cani a maggior rischio. Sia chiaro, da subito, che questo non ha nulla a che fare con quelle che i media hanno denominato in passato “black list” o “killer list”, tutti termini, usciti dalla fantasia di noi giornalisti troppo spesso sopra le righe, che non hanno nulla a che fare con i cani. 

Nel frattempo, giovedì scorso, è morto Pasquale Pio, il bambino di due anni, azzannato, il sei agosto scorso, da un Rottweiler di proprietà della famiglia. Il bambino era stato morsicato al torace, agli arti superiori ma, soprattutto, alla gola. E proprio la ferita alla gola era la più grave, poiché gli aveva provocato una profonda e grave emorragia. Il piccolo, che subito dopo l'aggressione era stato ricoverato in prognosi riservata agli Ospedali Riuniti di Foggia, era stato soccorso dal padre che in un primo momento aveva attribuito l’aggressione a cani randagi mentre stavano facendo una passeggiata nei pressi della masseria di famiglia, in località Torre Bianca. 

Dopo la corsa in ospedale il padre è tornato con gli agenti di polizia sul luogo dell’aggressione e qui l'uomo ha cambiato versione, raccontando la verità e cioè che ad aggredire il figlio era stato uno dei suoi cani. Il Rottweiler, dopo l'intervento della polizia, e' stato affidato ai veterinari dell’Asl che dovranno decidere del suo destino. 

Pochi giorni fa giornali, radio e TV commentavano la notizia di una catena di “suicidi” iniziati in provincia di Merano, dove un “Presa Canario” si era gettato dal secondo piano e continuati sulla Prenestina a Roma, dove un Pitbull aveva saltato la balaustra di un balcone al settimo piano, schiantandosi al suolo. In entrambi i casi, all’origine del “suicidio” ci sarebbe stato un abbandono temporaneo dei proprietari, chi andato a fare shopping, chi in vacanza. 

Ovvio che attribuire a un cane la progettualità e la razionalità del togliersi la vita è una stupidaggine assurda. In entrambi i casi si è trattato, quasi sicuramente, di un disordine comportamentale noto come “ansia da separazione” culminato con un’agitazione psicomotoria incontrollata che ha portato i cani a fuggire da una sorta di luogo senza aperture di sfogo all’ansia. In tutti questi casi quello che mi fa riflettere è che in quasi il 100% dei casi di gravi disturbi comportamentali che portano ad aggressività spietata contro altri o contro se stessi siano sempre molossoidi geneticamente forgiati dall’uomo e allevati storicamente per combattimenti un tempo legali e ora clandestini. 

A questo punto la favola che “tutti i cani sono uguali” fa acqua da tutte le parti e mi pare utile tornare a riflettere su una lista di razze che, per struttura, morso e comportamento innato, abbiano un tasso di reattività neuronale meritevole di molta più attenzione rispetto a quello di un dolcissimo Setter Inglese.
13 agosto 2010

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