Lo schnauzer di Praga
La storia ha come protagonista, manco a dirlo, uno schnauzer ed è ambientata a Praga, durante l'occupazione tedesca. Un giovane ebreo viene fermato dai soldati del Reich durante un rastrellamento e costretto a salire su un autocarro diretto verso i campi di concentramento. Spaventato a morte ma deciso a rischiare il tutto per tutto, il giovane salta giù dal carro e fugge a gambe levate con i tedeschi alle calcagna fino a che trova un palazzo dal portone aperto. Entra, sale le scale a perdifiato, sperando di trovare asilo presso uno degli abitanti dello stabile. Arrivato all'ultimo piano, non ha via di scampo, tutte le porte restano chiuse, sorde ai suoi appelli. Ed ecco gli inseguitori raggiungono il portone, sono già nell'ingresso, sente le voci. Ma nessuno sale. Allora ode un rumore secco di catena, e poi il guaito di un cane smanioso di essere liberato. Adesso sente il ticchettio delle unghie sui gradini, il cane percorre ogni corridoio, fiutando rumorosamente, soffermandosi ad ogni pianerottolo, ispezionandolo meticolosamente. L'attesa si fa interminabile. Improvvisamente, nell'oscurità, il giovane rannicchiato in cima alle scale si trova di fronte il cane, il suo naso sfiora i suoi baffi. Il cane lo guarda con occhi sbarrati, la sua espressione rivela sorpresa, dubbio, incredulità: possibile che cerchino proprio questo qui? Il cane lentamente riabbassa il muso, riprende a fiutare; poi, perlustrato il pianerottolo senza aver trovato niente degno della sua attenzione, gli passa accanto senza uno sguardo e riprendere a scendere le scale. Al piano terra i soldati l'aspettano. "
Ogni Schnauzer, che sia gigante, medio o nano, possiede il senso del proprio valore, e sa sempre cosa è più giusto fare in una data situazione, e questa storia ce lo dimostra. Gli Schnauzer sono consapevoli di questa loro capacità, e ci contano ogni giorno della loro vita.
SEGESTA
Le favolose origini della città.
Il tempio solenne che sull'alto di un contrafforte del monte Barbaro proietta sul cielo azzurro la sua dorica bellezza è troppo forte richiamo, perché dal castello di Calatafimi noi non dobbiamo discendere per la vallata del Gaggera e seguendo per buon tratto la strada che conduce a Castellamare del Golfo, internarci fra le valli, vallette e ripiegature che dal massiccio del Barbaro, traggono formazione per ricercare fra ruderi e rovine memoria dell'antica gloria di Segesta.
Le origini di questa città, che tenne tanto posto nella storia greco-punico-ro-mana, si perde, più che nella classica notte dei tempi, in un inestricabile garbuglio di leggende, favole e mitologie, raccolte, ampliate, illustrate, ornate di fantastiche particolarità dagli storici greci e romani primi, da quelli bizantini poi, si che ogni traccia del vero va smarrita.
Narra Strabone che Egesta venne fondata da Egeste, venuto da Crotone in Sicilia con un pugno di seguaci di Filottete, insieme ad Enea, Anchise, Ascanio Elimio, ed altri, tutti fuggenti dall'eccidio di Troja e sbalestrati da una bufera sul Lilibeo, donde, passando sul monte Erice ed internandosi nelle vicine vallate, vi fondarono città, fra cui appunto Egesta.
Tucilide fa dei seguaci di Filottete, dei Focesi in luogo che dei Trojani. Cicerone, parlando in Senato contro Verre, spogliatore e saccheggiatore della Sicilia, accusato, fra le altre ruberie, di aver tolto a Segesta la statua di Cerere, già tolta a quella città dai Cartaginesi, e restituita ad essa dai Romani dopo la terza guerra punica, disse avere la città sicula le stesse origini trojane di Roma ed invoca anzi questa parentela ed affinità di sangue.
Viene poi Dionigio d'Alicarnasso, il quale ricama ancora una volta su questa origine trojana e sulle ftvole di Enea e di Elimo.
Una curiosa versione della fondazione dl Segesta la dà lo storico Stefano da Bisanzio nel suo Lessico Geografico.
Costui pretenderebbe fosse Egesta fondata da Aceste, figlio di una delle tre figlie di Fenodonte, la quale, venuta non si sa perché, né come, in Sicilia, dopo il famoso eccidio di Troja, ebbe la debolezza di innamorarsi del fiume Crimiso, il quale le appariva sotto le spoglie di cane.
Dal mostruoso connubio sarebbe nato quell'Aceste che, secondo il fantastico bizantino avrebbe fatto sorgere dal nulla Segesta.
Questa leggenda è forse derivata dal fatto che talune monete segestine portano l'impronta di un cane, cosa del resto non infrequente nelle monete punico-sicule del tempo.
Questa stessa favola degli amori della figlia di Fenodonte col fiume Crimiso, fu anche narrata dal Licofrone, altro autore greco.