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Animali in via di estinzione, li salverà la clonazione?

Il Wwf dovrà cambiare logo? E' di questi giorni la notizia, infatti, che il panda, così come i lupi dell'Etiopia e prima ancora i rinoceronti bianchi settentrionali, potranno essere salvati dall'estinzione della specie attraverso una nuova tecnica di clonazione scoperta da un team di ricercatori scozzesi.

Grazie alla Royal Zoological Society of Scotland e all'università di Edimburgo, gli animali vicini alla scomparsa potranno essere riprodotti fondendo le cellule della pelle dell'esemplare in pericolo con gli embrioni di una specie molto vicina. Ed è proprio quello che si sperimenterà, come rivelato dalle righe del quotidiano inglese “The Indipendent”, sul rinoceronte bianco settentrionale; la specie, vicinissima all'estinzione, conta tra le proprie fila solamente dieci capi, mentre più fortunato è il “cugino” rinoceronte bianco meridionale, che vanta 11.000 esemplari.
Le caratteristiche di quest'ultimo non sono molto differenti dal primo, cosìcchè sarà possibile attuare la rivoluzionaria tecnica dei ricercatori: preservare i geni del rinoceronte in estinzione e fondere le cellule della sua pelle con gli embrioni del cugino più fortunato, riprogrammandole dal loro stato embrionale, le “staminali pluripotenti indotte”.
Alcune di queste cellule nuove, ed è questa la speranza del team, sviluppandosi in un tessuto specifico del corpo, potrebbero produrre spermatozoi e ovuli pressoché identici a quelli del rinoceronte bianco settentrionale e ciò equivarrebbe a dire scongiurare l'estinzione della rara specie.

Alla testa dei ricercatori figura anche il “papà” della famosa pecora clonata Dolly, Ian Wilmut, che si è dichiarato fiducioso nel fatto che questo procedimento dia migliori risultati rispetto al suo primo noto esperimento di clonazione animale.

Ma il team che lavora per il rinoceronte bianco è ormai in buona compagnia. Fautori della stessa tecnica sono anche gli scienziati a stelle e strisce della società di biotecnologie Advanced Cell Technology (Massachusetts), che, gomiti a gomito con alcuni ricercatori cinesi, si stanno cimentando con il patrimonio genetico del panda gigante.
E ancora: il Medial Research Council sta lavorando con lo zoo di Edimburgo per clonare altri animali prossimi alla scomparsa: il lupo dell'Etiopia, il cane selvaggio africano e l'ippopotamo pigmeo.
L'ingegneria genetica, insomma, fa passi da gigante, passi che, inevitabilmente e con altrettanta velocità, saranno accompagnati da un serrato dibattito etico sull'argomento “clonazione”.

E' giusto creare la vita, foss'anche non umana, in provetta? E' corretto proseguire sulla strada della sperimentazione animale? E' sufficientemente garantista portare avanti con disinvoltura una tecnica di riproduzione che, a detta di molti scienziati, è facilmente e intuitivamente applicabile anche alla specie umana?

Da che parte stare, da quella di chi crede che la selezione naturale non vada interrotta, “altrimenti avremmo ancora i dinosauri”, oppure dalla parte di chi ricorda che il panda gigante “non si riproduce più perchè nasce e vive in cattività”?
Come affrontare poi la questione sollevata da molti, tra cui anche Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, in base alla quale gli animali clonati presenterebbero numerosi problemi di salute?

Gli interrogativi introdotti con l'occasione siano da stimolo per una riflessione individuale di chiunque si imbatta in questioni simili, che puntualmente aprono un dibattito amplissimo e analizzabile da tante angolature, arbitrabili da ognuno di noi, secondo relatività e coscienza.
Fonte:ABITARE A ROMA

 

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