09-07-2010 15:27
Un recente studio italo-inglese sulla violenza dei giovani ha rimesso in discussione affermazioni che sembravano consolidate. I comportamenti che manifestano crudeltà gratuita nei confronti di uomini e animali, l`aggressività sia fisica che verbale, i disturbi della condotta sociale, sono tutti aspetti di vita per nulla infrequenti nei giovani e giovanissimi.
Finora i maggiori imputati erano l`ambiente in cui queste figure crescevano, i genitori e la scuola. Ora, Luca Passamonti del Cnr di Cosenza - Catanzaro, affiancato da Aldo Quattrone, direttore dell`Istituto Neurologico, in collaborazione con il Medical Research Council britannico avanzano l`ipotesi che queste devianze comportamentali, improntate all`eccesso di violenza, sarebbero frutto di qualche disfunzione cerebrale, piuttosto che dall`influenza dell`ambiente. Il lavoro dei ricercatori è stato pubblicato sul prestigioso Archives of General Psichiatry che ne ha suggellato l`importanza scientifica e la credibilità.
«Bambini e adolescenti» afferma Passamonti «sono talvolta estremamente violenti e presentano una vasta gamma di comportamenti antisociali come aggressività fisica e verbale, crudeltà verso persone e animali, comportamenti distruttivi, frequente ricorso alla menzogna, vandalismo, furti e molto altro. I nostri studi dimostrano che, alla base di questi comportamenti, ci sono dei veri e propri disturbi neurobiologici».
Fino a poco tempo fa si pensava che solo i bambini al di sotto dei dieci anni, con devianze di questo tipo e/o sindrome da iperattività, potessero avere disturbi cerebrali, mentre, negli adolescenti, giuocasse un maggior (se non l`unico) ruolo l`ambiente frequentato e le sue sollecitazioni. Passamonti e colleghi hanno dimostrato attraverso, sofisticati esami di laboratorio, che anche negli adolescenti violenti, i circuiti di una parte importantissima del cervello chiamata «limbo» vanno in tilt.
Questo studio apre nuove e inimmaginabili frontiere sulla violenza umana e sull`aggressività animale. Il ritrovare anomalie cerebrali in tutti gli adolescenti antisociali gravi, impone una seria riflessione sul ruolo che genitori, scuola e ambiente esercitano su di loro. Forse lo abbiamo troppo sopravvalutato e se si potesse estendere lo studio al cervello delle razze canine non mi sorprenderei che in certe razze, maggiormente inclini all`aggressività intra e interspecifica, si riscontrassero analoghe anomalie nei circuiti cerebrali, sfatando così una volta per tutte quella bufala che vuole «tutti i cani uguali».
Quanto alla correlazione tra violenza sugli animali e sull`uomo, su questo non ci sono ormai dubbi. Le ricerche effettuate negli Usa durante gli ultimi anni hanno dimostrato che più del 70 per cento delle donne abusate tra le pareti domestiche hanno avuto i loro cani o gatti picchiati o uccisi dal loro maltrattatore, il 50% degli stupratori ha commesso, da bambino o adolescente, atti di crudeltà su animali e nell`80% delle case in cui sono stati reperiti atti di maltrattamento su animali, le indagini successive hanno portato alla scoperta di precedenti indagini per abusi e maltrattamenti infantili.
Gli animali dunque come palestra per forgiare la violenza sull`uomo e, alla base, probabilmente un cervello malato già dalla nascita, sul quale i genitori e gli insegnanti possono soprattutto essere messi in grado di scoprire le scintille della malattia, prima che si scateni l`inferno. Perché, come per molti altri disagi psichici, anche qui la prevenzione e la cura precoce sono armi spesso vincenti.
Oscar Grazioli