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Impressionante rivelazione dell'Aidaa: ogni anno in Italia si mangiano 6-7mila gatti

Una recente indagine dell'associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) mette in luce una realtà per molti versi sconvolgente: nel nostro Paese, ogni anno, vengono consumati circa 6-7mila felini. Secondo lo studio dell'Aidaa gli animali
da compagnia vengono “allevati, cacciati o semplicemente uccisi a scopo alimentare, il 10% di tutti i gatti scomparsi o abbandonati”. L'associazione, inoltre ha evidenziato come non si tratti di una leggenda, ma di “una realtà quotidiana”.

Un'abitudine cinese- Anni fa ho avuto la sfortuna di vedere in tv un documentario ambientato in un ristorante cinese molto famoso e frequentatissimo. Specialità della casa: succulenti topi cucinati nei modi più svariati. Ma soprattutto, cibo freschissimo, tant'è che i clienti lo sceglievano indicando il ratto preferito tra quelli sapientemente esposti in gabbia dai ristoratori. Pessima abitudine alimentare diremmo noi italiani, e non solo. Disgustoso menù, che in Oriente include anche cani e gatti. Fin qui una realtà nota. Per non parlare della leggenda metropolitana della carne di gatto o cane cucinati in ristoranti cinesi presenti sul territorio italiano e delle frequenti battute circa la mancanza di gatti in circolazione nei paraggi di questi ristoranti. E se la ricetta prevedesse come contorno una porzione di polenta? Diventerebbe un cibo italiano a tutti gli effetti seppure con l'inaspettata variante. Ma non si tratta solo di una ipotesi, secondo l'Aidaa i 6-7mila gatti mangiati in Italia sono “cucinati prevalentemente in umido con la polenta o arrosto”.

Tempi di crisi- Si potrebbe pensare, lo avranno fatto i più catastrofisti, che in tempi duri come quelli odierni sia lecito anche un cambiamento così drastico delle scelte alimentari. Non è così. A smentire che si tratti di una scelta obbligata dalla crisi è la stessa Aidaa che assicura non si tratti di questo, ma di “una vera e propria abitudine culinaria”. Il punto è che mangiare un animale d'affezione non è lo stesso che mangiare un coniglio o un maiale. Innanzitutto perché è vietato dalla legge e punito con la reclusione, rientrando nell'articolo 544 del codice penale concernente il maltrattamento e l'uccisione di animali d'affezione. In secondo luogo perché il dolce amico dell'uomo, è sempre stato legato da sentimenti di amicizia nei confronti degli umani, alla stessa stregua dei simpatici cani. Possibile tradirne così la fiducia, trasformandoli in boccone prelibato a dispetto di qualsiasi sentimento?

Enza C. Guagenti
Corriere di Informazione

 


    

Non comprate cani o altri cuccioli sui negozi della rete. Nel Web sono stati aperti molti siti per la vendita di animali domestici con tanto di offerte sconto, di pagamento rateale e persino di possibilità di restituzione dopo un mese, nel caso il “prodotto” non fosse stato gradito. Un’assurdità, che porta a paragonare di fatto questi nostri sfortunati amici a un’autoradio o a un telefono cellulare.

Giorni fa era stata l’AIDAA a lanciare l’allarme riguardo questi siti internet, soprattutto pensando che in molti sono già alle prese con il fatidico dubbio: cosa regalerò a Natale? I bambini spesso chiedono un cucciolo, o magari si pensa che possa essere un regalo gradito un cane per il/la partner. Sarà però il destinatario/a in grado o avrà voglia di occuparsene?

Il problema dovrebbe essere posto in anticipo e non quando poi le alternative per l’animale potrebbero diventare l’abbandono o il canile. Per questo, oltre che per fermare il traffico illegaleche spesso si cela dietro alcuni siti internet, il delegato per Roma Capitale alla Salute Animale, Federico Coccia, intervenendo a una tavola rotonda organizzata con LAV e Guardia Forestale ha rivolto un avvertimento pubblico a chi avesse intenzione di acquistare dei cuccioli:

Con l’avvicinarsi delle festivita’ di Natale, chi desidera regalare un cucciolo di cane o di gatto, magari di razza, al proprio bambino o alle persone piu’ care deve stare molto attento a non comprare un animale che viene dall’Est e che arriva in Italia senza alcuna vaccinazione, gia’ seriamente minato nella salute.

Infine un invito anche a non cedere di fronte alla tentazione di un facile acquisto sul web, ma di preferire strutture che sappiano fornire certificazioni veterinarie in regola, meglio se rivolgendosi a un canile per la scelta del proprio nuovo amico:

 

È d’altronde molto importante far passare il messaggio che i cuccioli di animali non vanno mai acquistati su Internet, presso i mercatini di Natale o comunque i mercati in generale, né vanno presi da persone sconosciute o senza referenza. Un animale di razza e sano va acquistato presso gli allevamenti a cui ci si puo’ rivolgere dietro consiglio di un veterinario. O, ancora meglio – conclude il delegato – suggerisco a tutti di farsi una passeggiata al canile e prendere un cane che sapra’ donare tanto affetto e compagnia.

 


http://www.bighunter.it/

Ma il ministro Brambilla dice no!

Le spese veterinarie sono un lusso? Secondo il nuovo redditometro si. Una decisione che - dice il ministro del turismo Michela Brambilla - rappresenta di certo un errore molto grave.

"Sembra incredibile - commenta la Brambilla - la scarsa conoscenza da parte di chi ha realizzato l'elenco, del ruolo che gli animali domestici hanno e hanno assunto nel nostro Paese come in tutta Europa, che li rende veri e propri membri del nucleo famigliare. La prevenzione sanitaria deve essere promossa ad ogni livello, segno di un'evoluzione culturale che deve caratterizzare un Paese come l'Italia".

A preoccupare il ministro è anche il ruolo che cani e gatti hanno come migliori amici di persone anziane e a basso reddito. Una contraddizione in termini che le spese sanitarie per prendersi cura di loro siano considerate solo un lusso. Una vera cantonata inserire queste persone nell’elenco dei sospetti evasori. Ho oggi formalmente esposto all'agenzia delle entrate le mie perplessità unitamente ad un'immediata richiesta di revisione della classificazione proposta nel redditometro sperimentale".

Per considerazioni anaglogo il ministro ha proposto l'inclusione negli elenchi dei cavalli, la maggior parte dei quali non sono purosangue destinati alle corse, ma animali d'affezione.

"Sarebbe bastato - conclude la Brambilla - approfondire meglio queste tematiche per evitare un errore che confido sarà corretto ma non ci ha fatto fare bella figura agli occhi di tutti i paesi che sostengono i cittadini che dividono la loro vita con gli animali domestici".


 

 




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